Varg Vikernes è un assassino. Non solo. E’ un fascista. Ha bruciato chiese. Piromane, malato, pazzo. Ripeto. E’ uno che ha ucciso. Uno da disprezzare. Uno che non vorreste ne come amico, ne come vicino, ne averci niente a che fare. Niente.

Burzum è un musicista. Una delle colonne portanti del Black Metal Norvegese. Del Black Metal in toto. Uno che ha fatto un disco come “Hvis Lyset Tar Oss”. Come “Filosofem”. Anni in anticipo rispetto al resto della ciurma. One Man Band. Voce Aliena. Ritmi alieni. Melodie alienanti.

Varg e Burzum sono la stessa persona. Uscito dalla cella dopo 17 anni Varg ha indossato nuovamente le vesti di Burzum è ha dato alle tenebre questo Belus.

Non sembra essere cambiato nulla in questi 17 anni. Burzum sa sempre utilizzare la chitarra al meglio. Sa ancora stordire con i suoi ritmi ossessivi. Non ci sono tastiere. La voce non è più aliena come una volta, ma non si può avere sempre tutto. L’anima nera, l’essenza della sua musica è rimasta immutata.

Nessuna innovazione. Nessun cambio di stile, nessuna variante. Puro. Sano. Black. Metal. Ok, magari dopo 14 anni dall’ultimo suo disco Black (il citato Filosofem), qualcuno si sarebbe aspettato qualche innovazione stilistica. Invece nulla. Anzi.

Non so se Varg ha bisogno di soldi. Se ci sta prendendo in giro. Non mi interessa. Ormai i gruppi Black che mi hanno fatto amare questo genere hanno preso altre strade. Alcune verso il nulla (Mayhem?). Altre verso nuovi paesaggi (Arcturus?).

Burzum è rimasto sul sentiero del Black Metal.

E Belus è un gran bell’album.

Voto al Disco

GiampaoloM

Ascolto Musica, vado a Concerti, Scatto foto. Vivo a Roma.