Archive | novembre, 2011

Sylvain Chauveau – The Black Book of Capitalism (2000)

Non so come mi sia imbattuto in Sylvain Chauveau, quale strana combinazione di fato, fortuna e benevolenza abbia permesso alle mie orecchie di allietarsi con le splendide melodie di questo compositore francese. Tra l’altro su internet in pochi ne parlano, e mi chiedo come sia ancora possibile nell’epoca dell’informazione diffusa e immediata, dell’hype, del tutti [...]

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Justice – Audio Video Disco (2011)

Io il nuovo lavoro dei Justice, a ben quattro anni da quella splendida follia di Cross, non l’ho ancora capito. Ormai sono settimane che me lo ascolto, ma non è facile farsene un idea, sopratutto se si è amato il disco precedente che, spiace dirlo, con questo nuovo lavoro ha davvero poco da spartire. Ma [...]

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Wolves in the Throne Room – Two Hunters (2007)

Ascolto Black Metal (quello della seconda ondata, quella delle chiese bruciate, dell’Inner Helvete per intenderci) non dico da quando è nato (nei primi anni 90 ascoltavo Radio Deejay e difficilmente passavano brani metal, figurarsi black) ma quasi. Infatti a fine anni 90 avevo recuperato il tempo perduto entrando in possesso della discografia delle principali band del [...]

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Tim Hecker – Ravedeath, 1972 (2011)

La musica Ambient-Drone è una brutta bestia. Per affascinare deve riuscire a padroneggiare quel difficilissimo equilibrio tra ritmo e dilatazione dei suoni. Deve camminare in bilico tra rumore e melodia. Deve tenere sempre viva quella tensione nei lunghi pezzi strumentali. Molti di questi lavori spesso perdono uno di questi “equilibri” scadendo nella monotonia. Risultando uno sterile [...]

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Dirty Beches – Badlands (2011)

Elvis Presley non è morto e ne ho le prove, canta con la sua inconfondibile voce in alcuni pezzi del nuovo Dirty Beaches, “Badlands“. Certo, sembra messo male ma è ancora vivo! Tornando alla realtà, questo è un disco di Alex Zhang Hungtai aka Dirty Beaches, un Taiwanese espatriato in Canada che ripropone un rockabilly [...]

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Mushy – Faded Heart (2011)

Il risultato complessivo è quindi quello di un lavoro coerente e maturo, con qualche pezzo meno riuscito che viene tuttavia ampiamente ripagato dall’alta qualità dei restanti pezzi. Lasciatevi ammaliare ed ipnotizzare dalla spettrale voce di Mushy e dalle sue ipnotiche marcette e ninne nanne al sapore di Synth impalpabili. Non ve ne pentirete.

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