Etichetta: Subtext | Anno: 2011 | Genere: Ambient, Drone 

Ci ho messo un po a digerire questo disco di Roly Porter che, ad un primo superficiale ascolto, avevo catalogato come “imitatore” di Ben Frost e di quella gelida perla di “By the Throat”. Ma è stato lo spazio di un istante, tempo di digerire “Tleilax” e rendermi conto di come Aftertime, pur muovendosi sulle stesse coordinate di un ambient-drone oscura e glaciale, fa della componente più meccanica, metallica, sonica direi, il suo carattere distintivo.

L’album è un groviglio di suoni inumani, come quelli di “Corrin” ed i suoi droni che ti braccano senza pietà, la Killshot di Ben Frost dove i lupi sono stati tramutati in mostri di metallo informe pronti a dilaniarti al primo passo falso. Una vera gioia per le orecchie.

L’atmosfera che scaturisce da ogni pezzo è quello di un buio inferno di cristallo, dove ogni speranza è vana. E Porter ci tiene a ricordarlo costantemente martellandoci i lobi frontali con i trapani di “Hessra“.

Sicuramente questo Aftertime non è un album per tutti, ossessivo, rumoroso, disarmonico e assordante. Ma con una sua coerenza e bellezza che, se sopravvivi ai feroci assalti con i quali cerca di abbatterti, sa sedurre. Seduzione malata, masochista, ma in grado di generare piacere.

Consigliato in queste gelide notti invernali, circondati come siamo da mostri di metallo e gabbie d’acciaio, quale miglior scenario per questo disco?

Ah, per chi non lo sapesse Roly Porter è una delle due anime dietro il progetto Vex’d.

Ondarock
E di ondate ambient-drone vive l’intero disco, che si scopre davvero debordante per la quantità di idee e di suoni che Porter riesce a inserirvi

Elettronique
A far da contorno troviamo territori aspri, desertici, impianti drone modellati ed assottigliati dal freddo ed ancora echi di metalli vibrati in lontananza.

Voto al Disco

GiampaoloM

Ascolto Musica, vado a Concerti, Scatto foto. Vivo a Roma.

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